Perché mi chiedi dove lavoro, dove vivo, i luoghi che conosco? Alla fine con internet si può scrivere da ovunque. Probabilmente si chiedono questo quelli a cui mandiamo la mail con la formula di rito: “ci puoi specificare dove svolgi la tua attività?”

Stiamo raccogliendo le preiscrizioni a FreeJourn in vista del lancio di giugno – la mail, tra parentesi, è team@freejourn.com – e ci capita di domandare: dove lavori, di che temi specifici ti occupi?
Su queste due domande si basa tutta la piattaforma.
Su FreeJourn i freelance (cronisti, foto o videoreporter) indicheranno la loro area di lavoro, geolocalizzandosi, e tutti gli utenti, lettori e giornalisti, potranno visualizzarli sulla mappa.
Quella che vedete qui sopra è una schermata della versione Alpha del sito, una versione insomma non definitiva, ma che dà un’idea di come funzionerà la localizzazione sulla piattaforma.

 

Al momento dell’iscrizione si scelgono i campi di lavoro e in base a quelli e alla localizzazione si attivano le notifiche.

 

 

Tutti poi selezioneranno fin da subito i loro temi di lavoro o interesse ( abbiamo già una lista di ‘topic’ che si sta arricchendo: la vedete nell’immagine qui sopra). In questo modo a ogni utente arriveranno le notifiche su cosa sta facendo chi si occupa di quel determinato argomento o verrà subito a sapere del lancio di un’inchiesta in quella specifica area. Anche tutte le proposte di lavoro e i progetti in crowdfunding saranno ‘taggati’ e archiviati in base a topic e localizzazione. Così giornalisti e pubblico si possono incontrare più facilmente formando delle comunità di interesse che girano attorno a territori e competenze. E anche le inchieste collettive, magari sullo stesso tema in luoghi diversi, vengono facilitate.

La scelta di far ruotare FreeJourn attorno a queste due variabili si potrebbe definire “di principio”.
Ci siamo detti “vogliamo valorizzare il giornalismo sul campo e di qualità” e allora dal campo dobbiamo partire: dal terreno, dai luoghi, gli spazi di cui ho esperienza diretta, di cui conosco odori, linguaggi e dinamiche, che siano le strade di Bangkok o i corridoi della Regione Lombardia. O anche dai temi che ho approfondito, in cui mi muovo   – come in uno spazio, appunto – con facilità, di cui ho una memoria storica che mi permette di orientarmi e di dare al lettore le coordinate per capire davvero cosa sta succedendo.

 

Anche i progetti in crowdfunding sono taggati e selezionati per argomento e localizzazione.

In inglese c’è una parola che ci viene in aiuto e mette insieme le nostre due domande: ‘field’. Indica sia il giornalismo sul campo sia il campo di competenza di cui si occupa un reporter.  Luoghi in cui ci sappiamo muovere. Ecco, ci piace pensarla così: ripartiamo dal field, dal campo, dal terreno. Quello che dicono i vecchi del mestiere ” Bisogna consumare le suole delle scarpe” è ancora vero, basta adeguarlo alle potenzialità di oggi.  Per cui perdonateci la prossima volta che vi chiederemo: ma tu, da dove scrivi?