A fine gennaio Marion Van Renterghem, per lungo tempo reporter di Le Monde, ha scritto una “lettera” ai suoi “amici intelligenti” che credono che Marine Le Pen non possa vincere le elezioni presidenziali del 2017. Nella lettera, pubblicata da The New European, un giornale britannico nato dopo il referendum sulla Brexit e schierato apertamente per il Remain, Van Renterghem racconta di trovarsi spesso con amici, attorno a un té, a un bicchiere di vino, a cena, e di finire per ripetere lo stesso copione. Ascolto “parlare persone con un Qi più alto del mio”, scrive, “politicamente impegnate e piene di buone intenzioni” e a un certo punto qualcuno se ne viene fuori con l’inevitabile osservazione: «Marine Le Pen non può essere eletta». “In quel momento”, spiega la reporter, la discussione “degenera”, perché “tutta questa sicurezza da parte di persone intelligenti mi innervosisce e mi inquieta”.

Oltralpe i sondaggi danno la leader del Front National in vantaggio su tutti gli altri candidati ma il sistema a doppio turno francese fa sì che conti chi vince al ballottaggio. In passato, di fronte alla possibilità che venisse eletto un candidato del Front, destra e sinistra hanno sempre fatto fronte comune per bloccarlo. Per questo gli “amici intelligenti” sostengono che Le Pen non possa vincere.

Però, fa notare la Van Renterghem, non si può girare attorno alla questione: “Non abbiamo visto arrivare niente di tutto quello che è successo. E adesso si ricomincia con la stessa arroganza”.

Si riferisce, ovviamente, al fatto che stampa e sondaggi recentemente non ne hanno indovinata una. Non avevano previsto la Brexit, né l’elezione di Donald Trump. Dopo il voto americano il New York Times ha persino pubblicato un’inchiesta per raccontare perché i sondaggi non avevano funzionato, spiegando che di fatto sovra-rappresentavano la popolazione urbana, che è anche quella tendenzialmente più istruita, insomma quella che ha votato soprattutto per Hillary Clinton. Il problema per i giornalisti – e quindi anche per la Van Renterghem – però è un altro. E cioè che oltre alle ricerche di opinione, non hanno funzionato nemmeno le antenne della stampa: i cronisti, gli analisti, i reporter che seguivano le campagne elettorali e così via.

 

 

 

Il motivo è simile a quello che ha “corrotto” i sondaggi. E cioè tutte le cose importanti e “nuove” che sono successe negli ultimi mesi sono successe fuori dal centro dove si concentrano le decisioni e quindi anche i riflettori. Il Front National solo cinque anni fa manifestava con CasaPound, poi ha iniziato ad avanzare dalla provincia fino al centro del Paese, fino ad arrivare a contendere la presidenza della République. Nel caso della Gran Bretagna il Leave ha vinto soprattutto nelle campagne e la vittoria di Trump si deve, di fatto, al voto di pochi Stati bianchi del MidWest.
In Italia è successa più o meno la stessa cosa con il boom dei 5 Stelle a Roma, concentrato in particolare nelle periferie. Ma in provincia è nata anche la crisi delle banche che ha scoperchiato un sistema di malagestione degli istituti di credito: partita da Arezzo, passando per Vicenza e arrivando a Siena, è diventata un affare economico e politico di rilievo e costi nazionali. Un battito di farfalla capace di provocare un uragano.

Insomma, tutto questo per dire che c’è sempre di più la necessità di indagare fuori dal centro e di abbandonare i tavolini degli “amici intelligenti” perché non bastano a capire cosa sta succedendo. Crediamo che FreeJourn possa servire anche a questo: a raccontare storie locali che però hanno un valore nazionale e di cui magari non ci si accorge o ci si accorge solo poi. Crediamo che ci siano moltissimi giornalisti a livello locale che seguono le vicende del territorio con professionalità e con un bagaglio preziosissimo di conoscenze e memoria. E crediamo anche che ci siano comunità locali e associazioni altrettanto attente e capaci di proporre spunti di inchiesta. FreeJourn lavora con i giornalisti sul campo e permette sia ai reporter che ai lettori di proporre progetti di inchiesta e farli finanziare dalla community. Speriamo che questo possa stimolare inchieste locali e magari anche dal basso, in tempi in cui serve giocare di lato, guardare le cose da altri punti di vista, fuori dal centro, dove succedono le cose.