Dice Mark Thompson, amministratore delegato del New York Times, in questa intervista a Lettera43: la crisi dell’editoria si supera solo investendo nel giornalismo, producendo cose migliori, aumentando costantemente la qualità.
Concettualmente, va da sé, il ragionamento non fa una piega. Nella pratica qualsiasi freelance sa che farlo significa investire soldi propri che probabilmente non recupererà, e che verosimilmente gli toccherà  anche passare ore a scrivere mail per proporre il famoso lavoro di qualità con un altissimo rischio di non ricevere alcuna risposta.
Non esattamente la situazione con cui si costruiscono i sogni di gloria del giornalismo. Questo spiega almeno un po’ perché su FreeJourn stiamo puntando su tre cose:
1. Il crowdfunding
2. Un sistema di tag e notifiche che consente a ogni freelance di indicare le proprie competenze, città e temi per poter essere rintracciato da lettori e  da altre testate, ma anche di ricevere notifiche ogni volta che ci sia un progetto che può interessargli
3. L’apertura a più media (e altri partner) che possano cercare su FreeJourn freelance per i loro lavori

Nel dettaglio, stiamo studiando un crowdfunding che funzioni a soglie, e che – una volta superata la soglia minima (che può essere anche zero, così da essere certissimissimi di superarla) – consenta di trattenere tutto quanto raccolto se anche se non si arriva al budget.
In Italia è un esperimento mai provato prima: di solito il crowdfunding funziona in modalità tutto o niente, cioè se non riesci a centrare l’obiettivo anche il denaro che ti hanno donato ritorna nelle tasche dei donatori.
Dietro ci sono infinite tecnicalità, che non stiamo a spiegare qui (se volete farvi una cultura, questa ricerca del Politecnico può essere utile); per evitare di renderle un problema, abbiamo pensato che ogni freelance, nel lanciare, il proprio progetto potrà indicare delle soglie: per esempio, potrà dire che se raccoglie da zero a 100, produrrà una storia; da 100 a 200 una storia più immagini ; da 200 a 300 visiterà più città. In questo modo progressivo, basta che raccolga 1 (cioè che superi la soglia minima pari a zero) perché possa tenere tutti i finanziamenti ricevuti, anche se non sono esattamente quelli che voleva.
Certo, è fondamentale che il freelance sia molto onesto: deve comunque produrre una storia minima. La deve a chi l’ha finanziato, e alla community che gli sta offrendo la possibilità: ma noi ci fidiamo abbastanza da pensare che non avremo problemi.

Vale la pena di aggiungere due cose: i freelance potranno rivendere a qualsiasi media qualsiasi cosa che abbiano realizzato grazie al crowdfunding, a patto di pubblicarla anche sulla piattaforma; e grazie ai tag che avranno scelto per descriversi riceveranno notifiche dai media partner che stanno cercando collaboratori per le loro storie.

Insomma: se le opportunità sono poche, noi cerchiamo di moltiplicarle.