Vi abbiamo parlato del presente – a che punto siamo con il lancio di FreeJourn -, vi abbiamo parlato del passato – come abbiamo deciso di guardare fuori dalle redazioni, ai freelance e ai lettori – e ora guardiamo un po’ al futuro: l’anno che verrà, il giornalismo che verrà.

Il Nieman Lab, il centro di ricerca sul giornalismo digitale della università di Harvard, raccoglie ogni anno le previsioni sul giornalismo di personalità rilevanti dell’editoria.  Quelle per il 2017  parlano di un nuovo rapporto con il lettore, notizie localizzate che vengono dalla periferia, canali non commerciali di finanziamento.. e non solo. Mettono in discussione l’esistente, ci dicono che forse siamo sulla strada giusta e offrono spunti di riflessione.

Una previsione porta fortuna nelle mani di un sostenitore di Donald Trump. (Getty Images)

 

Connettersi con punti di vista diversi. Per garantire che le notizie abbiano un impatto,  avremo bisogno di connetterci con i lettori perché rispecchiamo i lettori.”

Doris Truong, editor della prima pagina dell’edizione del week end del Washington Post.

Dall’empatia alla comunità.“L’empatia può aiutare a scoprire i bisogni insoddisfatti nel breve periodo, ma le comunità permetteranno alle società editoriali di portare su una scala più ampia le soluzioni e costruire una maggiore fiducia nel lungo termine”.

Emi Kolawole, editor dell’Hasso Plattner Institute of Design at Stanford.

Le notizie locali diventano interessanti. “Andare in profondità con notizie locali significa creare un giornalismo straordinariamente di valore, più di quello che nasce dal combattere la trafficata battaglia contro decine di notizie sulle ultime svolte e pieghe di Washington”

Burt Herman, già reporter dell’ Associated Press, è cofondatore di Storify.

 Il pubblico è la fonte e la storia. “Le persone che normalmente non avrebbero raccontato storie avranno ora il loro pubblico, che continuerà a essere il test della qualità della notizia”.

Mandy Velez, direttore editoriale di Revelist.

Filantropia a supporto dell’informazione. “Le fondazioni dovrebbe dare sostegno operativo  e progettuale mettendo pochi o nessun vincolo”

Molly de Aguiar, direttore del programma sulle comunità informate alla Geraldine R. Dodge Foundation e cofondatrice di Local News Lab.

Le previsione più provocatoria è quella di Matt Waite, fondatore del Drone Journalism Lab. Alle prese con una domanda molto in voga nell’America di Trump “Come si può ricostruire la fiducia nei media?”, si è risposto che non la fiducia non tornerà se non cambiano le persone che fanno funzionare i giornali e il loro modo di pensare:

Il problema sono le persone che gestiscono i media. “È la previsione più sicura che si può fare dopo il sole che sorge la mattina: questo problema non si risolverà”.

Noi proviamo a essere ottimisti. E da qui partiamo per spiegarvi meglio FreeJourn:  nelle prossime settimane vi racconteremo dettagli e funzionalità.
Detto questo, visto che in rete stanno nascendo imitazioni, ci tocca ricordare che di FreeJourn ce n’è uno solo. Segnatevi l’indirizzo – www.freejourn.com – per il futuro, per l’appunto.

Per preiscrizioni, dubbi e domande, potete scriverci alla mail team@freejourn.com !