Qualche giorno fa noi dello staff di FreeJourn eravamo in una stanza a guardare (abbastanza compiaciuti, dobbiamo ammetterlo) la demo della piattaforma, quando è entrato un collega senior, con esperienza che si misura in decadi.

Gli abbiamo mostrato il lavoro e spiegato il funzionamento e la prima cosa che ha commentato è stata: «Ma non è che i giornali o altri colleghi si iscriveranno per leggere le proposte e le idee su FreeJourn e poi farsele loro, o commissionarle ad altri?».

Bingo!

La domanda, ovviamente, non ci coglie impreparati.
La possibilità che FJ diventi un serbatoio di idee alle quali altri attingano scorrettamente (cioè, senza incaricare i freelance che le hanno proposte e sottoposte a crowdfunding) esiste eccome, e ci è parsa da subito una criticità. Certo, noi offriamo agli altri media di diventare partner, senza alcun costo ma solo con l’impegno (non vincolato a numeri precisi) di finanziare alcune storie proposte sulla piattaforma, peraltro poi con il diritto di pubblicarle.
E tuttavia sappiamo bene che esiste il rischio che qualcuno faccia il furbetto, si iscriva a Fj come lettore e poi approfitti dell’intelligenza collettiva per scopi personali.
Abbiamo ragionato, all’inizio, sulla possibilità di chiudere le pagine, di non renderle visibili, di mettere sistemi particolari di controllo delle identità dei lettori, eccetera: tutti metodi non solo dispendiosi e probabilmente inefficaci, ma anche un po’ contrari al nostro spirito.

Noi pensiamo onestamente che FreeJourn debba essere un’opportunità per tutti, e che gli altri media sapranno coglierla. Pensiamo che non sceglieranno di fare una figuraccia copiando idee proposte da freelance, ma che preferiranno sostenere quei freelance, sostenendo al contempo il giornalismo nel suo insieme. Pensiamo che sarà un arricchimento anche per loro, e che la spesa per finanziare un’inchiesta su FreeJourn non sia minimamente paragonabile al costo in termini di immagine se beccati a copiare le idee di altri.
FreeJourn si fonda proprio sul principio che lo scambio di idee arricchisca tutti i partecipanti, i lettori e i giornalisti.
Ci fidiamo della buona fede, insomma; e anche un po’ del controllo social della rete, che magari ha tanti difetti ma anche parecchi pregi, specie in termine di intelligenza collettiva.

Al nostro collega decano abbiamo risposto proprio questo e ci pare di averlo convinto.
Speriamo di convincere anche i media partner: i primi interessati ci hanno scritto ieri, e ci ha preso un entusiasmo irrefrenabile 🙂

(off topic, ma non troppo: se siete potenziali media partner e volete sapere tutto quello che possiamo fare insieme e offrirvi, stiamo aspettando una vostra email!)