Tabella contenuta nell'ultimo aggiornamento LSDI sulle remunerazioni dei collaboratori nelle piccole aziende editoriali online.

Tabella contenuta nell’ultimo aggiornamento LSDI sulle remunerazioni dei collaboratori nelle piccole aziende editoriali online.

 

 

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È uscito qualche giorno fa l’aggiornamento attuale del rapporto La professione giornalistica in Italia (2015), realizzato da Pino Rea e diffuso dall’associazione Lsdi (Libertà di stampa Diritto all’informazione).

Scorrerne i numeri aiuta non solo a farsi un’idea della condizione del lavoro giornalistico, ma anche del perché FreeJorn possa nascere su un terreno – ahinoi – fertile.
A partire dal titolo del rapporto: i freelance – cioè coloro senza un contratto – sono il 65,5 % del totale e otto su 10 – l’82,7% – sono guadagnano meno di 10 mila euro all’anno. Il giornalismo freelance è insomma una grande sacca di precariato, e non ci sono all’orizzonte segni di miglioramento.

Anzi. Incrociando i dati Inpgi con un rapporto di MedioBanca si scopre chi in cinque anni – dal 2011 al 2015 – i nove maggiori gruppi editoriali hanno perso il 32,6% del fatturato (-1,8 miliardi), cumulato perdite nette per 2 miliardi. Hanno inoltre ridotto la forza lavoro di oltre 4.500 unità; di queste, 1.151 erano contratti giornalistici, passati da 7.326 a 6.175.

L’ occupazione cresce nelle aziende private (+7,7%) e nelle radio e tivù nazionali (+4,9%), mentre cala in maniera rilevante in tutti gli altri settori. Ma va tenuto conto che la media dei giornalisti addetti alle piccole testate digitali è pari a 1,43 giornalisti: contando che ne esistono circa 1.300, in tutto le nuove realtà web  o televisive impiegano non più di 2 mila persone. Delle quali – rivela uno studio dell’Odg – solo il 45% ha un contratto Fieg-Fnsi o Aer-Anti- Corallo.

Per chiudere il quadro, due parole sulla remunerazione dei collaboratori in queste nuove realtà. Si calcola che i collaboratori siano sette per ogni testata e nel 34% dei casi lavorino a titolo gratuito (!), nel 30% con prestazioni occasionali e soltanto nel 7% dei casi con un contratto co co pro.
Come molti ragazzi (e non solo) sanno bene, insomma, lavorare è diventato un privilegio: al punto che, pur di farlo, si accetta di collaborare gratuitamente, sperando di raccogliere in futuro.

P.S. Da oggi, come vedete in cima alla pagina, questo post lo potete anche ascoltare. Abbiamo infatti aperto una collaborazione con Spreaker per la diffusione dei nostri contenuti audio. Grazie ai ragazzi di Spreaker per aver creduto nel nostro progetto!