Ci ha scritto Carlo (il nome è di fantasia; la storia invece fin troppo reale): una mail così lucida e disincantata da meritare di essere riferita.
Dice di essere incappato in qualcuna delle nostre pagine per caso: forse su Facebook, forse sul blog. Si è incuriosito, ma non ha capito esattamente di cosa stessimo parlando. Un giornalismo nuovo, siete sicuri? ha messo nell’oggetto della mail che ci ha spedito: una domanda di poche parole dal potere di raccogliere anni di dubbi, scetticismi, fatiche, insoddisfazioni, frustrazioni.

C. è un giornalista professionista, con due decenni di esperienza. La testata per cui lavorava ha chiuso  e si è trovato senza niente in mano. Ha provato qualsiasi cosa: Mi sono inventato di tutto. Ho fondato (e chiuso, in un caso) due monogiornali. Ho fatto attività di ufficio stampa, formazione, progettazione, consulenza in qualsiasi cosa. Ho avviato collaborazioni, solo per non dimenticare la mia vera professione, con XXXX (zero compensi) e XXXXXX (compensi da fame parametrati alle visualizzazioni, a fronte di un prodotto editoriale di qualità imbarazzante).

Proteggiamo la reale identità di Carlo e  quella delle realtà editoriali di cui parla: non per timore di farci dei nemici, ma perché è irrilevante. Quello che conta è la prassi, il metodo, la quotidianità: freelance non pagati, testate che chiudono, l’obbligo a reinventarsi perché in Italia il mestiere del giornalismo, nonostante le molte parole sull’informazione, è qualcosa che gli stessi editori evidentemente considerano commodity, e non sono disposti a pagare (non torneremo ora sul sindacato professionale che accetta come equo compenso per un pezzo 20 euro, v-e-n-t-i, ma, ecco, dice molto se non tutto).

In questo quadro che davvero possiamo chiamare disperato, Carlo è arrivato a noi. Mi piacerebbe partecipare a un “giornalismo che vada oltre gli eventi spot”. Ma da dove si comincia? Come lo si sostiene? Any suggestioni?, ha chiesto.  Gli abbiamo raccontato FreeJourn, le nostre intenzioni e ambizioni, le speranze e i timori.
Ha deciso di prescriverci, ci ha mandato da leggere qualche bel pezzo scritto qui e là, ci ha spiegato che intende dedicarsi al racconto socio-economico della dorsale adriatica.
Ci è piaciuto molto, perché è proprio dalle persone con la passione e la competenza di Carlo che dobbiamo ripartire. Cercando di essere in grado di coinvolgere tutti, i lettori, le comunità, le associazioni sul territorio. Di creare qualcosa davvero capace di interessare gli altri.