Il giornalismo può davvero svincolarsi dal modello di business legato alle inserzioni pubblicitarie e rispondere solo al suo pubblico?
È una domanda che ci siamo posti quando abbiamo pensato a FreeJourn e ci abbiamo scommesso.
Mentre nelle redazioni si sente spesso ripetere della disperata ricerca di un modello alternativo o lamentarsi che senza gli inserzionisti non si può andare avanti, c’è una storia che va esattamente nella direzione contraria.
E attorno alla quale si stanno muovendo le migliori intelligenze del sistema dei media americani. Stiamo parlando di De Correspondent, il giornale olandese fondato nel 2011 con una campagna di crowdfunding che ha raccolto 1,7 milioni di euro.
Cosa ha di particolare De Correspondent?

Primo: non ha pubblicità.  I suoi ricavi arrivano dai membri della comunità o più semplicemente, gli abbonati. Oggi in Olanda sono 56mila.
Se uno di loro condivide un articolo con un altra persona che abbonata non è alla fine della lettura appare una scritta che dice più o meno “ Questo articolo è un regalo di un membro pagante (della community).”. Gli azionisti della società, tra cui ci sono i due cofondatori Rob Wijnberg and Ernst-Jan Pfauth possono ambire al massimo al 5% del profitto, il resto viene reinvestito per lo sviluppo del giornale.

Foto di Michael Prewett.

Secondo: De Correspondent è una piattaforma realizzata pensando a quello che i giornalisti possono offrire al lettore e il lettore ai giornalisti, focalizzata sulla relazione. I reporter seguono temi molto differenti dalle normali media company e anche molto diversi tra loro – per esempio “il progresso” o anche “difesa e sicurezza” – e i lettori seguono i giornalisti che preferiscono e possono interagire con loro. I commenti migliori sono messi in evidenza: vengono proprio posti in alto nelle discussioni. E i lettori più informati, che possono fornire notizie e spunti su un determinato campo di indagine, ottengono un pubblico riconoscimento all’interno della community.

Le due cose – il modello di business e il ruolo dei lettori – sono assolutamente collegate. Anzi, ha spiegato Pfauth al Nieman Lab, il modello di business è stata la conseguenza delle decisioni editoriali. “Abbiamo una prospettiva differente su cosa rende una notizia rilevante. Una prospettiva non sensazionalista ma che guarda ai fondamentali. Ma per arrivare alle fondamenta, bisogna lavorare con le persone che ti leggono e che sono parte della comunità”.
“Un modello libero dalla pubblicità, ha tratto le conclusioni, “è l’unico che può sostenere questo tipo di giornalismo. Legarsi ai ricavi pubblicitari, forza gli editori a orientarsi al sensazionalismo”.

Ecco, poteva essere una scommessa persa, questa, e invece nella primavera del 2018 De Correspondent è pronto a sbarcare niente meno che negli Stati Uniti.
Di più: perché da maggio 2017 a maggio 2018 il giornale porterà avanti una ampia ricerca condotta dal team di Jay Rosen, lo studioso di media più esperto e più noto della New York University e della sua scuola di giornalismo, sui modelli di “membership” che potrebbero funzionare negli Usa. Il progetto che andrà a esaminare tutte le esperienze avviate negli Stati Uniti finora, è finanziato tra gli altri dalla Knight Foundation, uno dei più importanti enti non profit che sostengono il giornalismo oltre Atlantico, e dalla First Look Media, la nuova media company creata da Pierre Omidyar, il fondatore di eBay, assieme ai giornalisti del Datagate.

Insomma, che l’impresa riesca o meno, l’interesse sul modello De Correspondent è altissimo. E allora, verrebbe da dire, bisogna osare.
La piattaforma di FreeJourn ha un design tecnologico che permette un’interazione simile tra lettori e reporter, ma parte da un livello di disintermediazione ancora maggiore. È stata pensata già come piattaforma potenzialmente internazionale. E soprattutto è flessibile, prende forma a seconda dei reporter e dei lettori che vi partecipano: la lista degli argomenti può espandersi, i territori di indagine reali e virtuali anche. E la scelta di rifiutare il meccanismo pubblicitario è stata alla base della sua progettazione.
Ci rendiamo conto, certo, che si tratta di una sfida, ma ci sono scommesse che sono state vinte.