Intanto, grazie.
Ieri sera, per il lancio di FreeJourn, siete arrivati in tantissimi: non sappiamo quanti – bisogna ancora contare, controllare le iscrizioni, le schede e tutte le cose che stanno dietro alle quinte – ma ogni volta che si alzava lo sguardo veniva un brividino nello stomaco: intorno a noi c’erano centinaia di persone con un’energia e un entusiasmo davvero magnifici.

Avete fatto domande, foto, richieste; vi state iscrivendo a decine (ci metteremo un po’ a validarvi tutti, siate pazienti) e ne avete parlato sui social abbastanza per farci arrivare in trend topic, che non sarà il pulitzer ma è una soddisfazione per un progetto artigianale come il nostro.

Milena Gabanelli ci ha dato una lezione di giornalismo, spiegando non solo quanto sia importante essere liberi bensì quanto conti l’originalità: bisogna trovare modi originali e intensi per raccontare le storie, evitando di cadere negli stereotipi, nell’innamoramento di se stessi e del proprio presunto talento in cui così spesso indugiano i giornalisti.

La partenza, insomma, è stata super. Ma sappiamo bene che il lavoro vero inizia adesso. Ora si tratta di continuare a crederci, di trovare delle storie, di convincere le persone a finanziarle, di lavorare perché la collaborazione e la qualità siano reali. L’ecosistema di cui tanto vi abbiamo raccontato in questi mesi per noi è davvero un’esigenza, abbastanza da voler fare la nave rompighiaccio di un sistema parecchio ossidato.

Abbiamo bisogno di voi, per riuscirci. Non solo di voi giornalisti, ma soprattutto di voi lettori. Voi che vi lamentate spesso dei giornali, o che vorreste che le storie di casa vostra venissero raccontate in un’altra maniera, che dite spesso che l’informazione è il sale della democrazia, che pensate di sapere cose su casa vostra che nessuno sa, che vi indignate e partecipate.
Ora è il momento di venire fuori, di impegnarvi con noi, di dimostrare che qualche euro si può spendere, bene, ribaltando il sistema.
Per provarvi che noi siamo davvero impegnati abbiamo finanziato le prime due inchieste che trovate sulla piattaforma: per leggerle basta essere registrati, ci vogliono 30 secondi.
Raccontano realtà che tanti altri vi hanno raccontato, ma mai così. E se leggerete quella su Riace capirete anche quanto coraggio ci vuole per un cronista calabrese andare in quella che è stata definita dalle tivù di tutto il mondo come la città dell’accoglienza e sfatare parecchi miti.

Se avete voglia di scriverci, come sempre, ne siamo felici: team@freejourn.com
L’hashtag popolare su twitter in questi giorni è #freejourn, e se avete foto dell’evento che avete voglia di condividere con noi o di mettere sui social, fatelo!