È sempre difficile scrivere qualcosa sul lavoro che si è fatto: si rischia di essere autocelebrativi, sport fastidiosamente diffuso nel mondo del giornalismo, dove spesso le chiacchiere prevalgono sul fare.

L’idea di FreeJourn (al quale da oggi potete iscrivervi, basta completare il modulo di Sign up), in fondo nasce anche da qui, dal desiderio di parlare meno e cercare di trovare uno strumento concreto per aiutare chi ha voglia di realizzare lavori di qualità, dedicandogli il tempo e la fatica che meritano.

A noi le settimane a disposizione per creare questa piattaforma sono sembrate pochissime. Invece la fatica, sarebbe ipocrita nasconderlo, c’è stata. La verità è che finché non ci si sporca le mani dall’interno non si ha la più pallida idea di quanto pensiero, energie, versatilità ci vogliano per tirare su un sito dal nulla, inventandosi tutto e soprattutto occupandosi di tutto, dai termini e condizioni legali a logo e foto di copertina, dai diversi tipi di notifica al complesso meccanismo di gestione wallet che c’è dietro una piattaforma di crowdfunding.
Senza contare tutto il lavoro precedente, quello di ideazione e definizione di cosa si vuole essere.
La versatilità ci era richiesta come sempre avviene quando si è, per un verso o per l’altro, una start up, parola affascinante ma dietro la quale si nascondono di solito finanze non illimitate e – soprattutto – poche, volenterose persone che decidono di credere in un progetto, aggiungendo ore di lavoro gratuito, qualche volta notturno, sacrificando tempo libero e la voglia di firmare lavori propri (sì, siamo tre giornaliste, e il sacro fuoco ce l’abbiamo anche noi) in nome di quel bisogno superiore di provare a fare qualcosa di nuovo, con persone disposte a dare prima che a prendere, a spendersi prima che a riscuotere gettoni.

La versatilità – anzi, la pazienza: dobbiamo dirlo – è stata richiesta anche a chi ci è stato intorno. Ci viene voglia di ringraziare tutti quelli – amici, parenti, colleghi –  che in questi mesi ci sono stati vicini e ci hanno dato una mano, abbozzando alla nostra scarsa presenza fisica e mentale. Quando vi raccontano l’entusiasmo dietro la nascita di un progetto nuovo non vi stanno mentendo, ma vi stanno dicendo una mezza verità, perché in operazioni come queste c’è rischio, c’è il timore che possa non andare come vorremmo: lo sappiamo, e queste sensazioni ronzano nella testa, pesano sugli occhi, fanno sudare le mani.

Un ringraziamento pubblico, però, lo dobbiamo invece ad Antonio, Luca, Michele, Andrea e tutto il team di sviluppatori di InCode senza i quali FreeJourn non esisterebbe. Stiamo ultimando con loro (che a noi che lavoriamo con le parole hanno insegnato un nuovo modo di intendersi e le sue logiche, tramite Basecamp) le ultime modifiche, perciò la piattaforma la vedrete online il 15 giugno.

Ma da oggi potete iscrivervi a FreeJourn: è il primo passo per costruire la vostra vetrina, ed entrare a far parte di una community che vorremmo viva, partecipe, piena di scambi intensi almeno quanto lo sono stati, in una continua corsa contro il tempo, i nostri con gli autori dei primi lavori realizzati, che vi presenteremo alla festa di FreeJourn, il 15 giugno a Base Milano.

Mentre scriviamo tutto quello che sappiamo, a parte la sincerità dei nostri intenti, è che questo progetto potrebbe andare molto male o molto bene, che la comunità esiste – ce ne avete dato prova voi reporter freelance, fotografi, videomaker, che in questi mesi ci avete scritto in massa, trovandoci anche se non abbiamo mai fatto una campagna marketing, con la sola forza del passaparola – e la sfida sarà essere sostenibili e autonomi. E se in questi primi giorni ci saranno cose che non vanno ci perdonerete e ci aiuterete a migliorarle.
D’altronde solo chi fa sbaglia.

Giuliana, Gea, Giovanna